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Bauhaus World - Tempi Moderni Festival

Bauhaus World

Il 1 aprile 2019 è ricorso il 100° anniversario della fondazione del Bauhaus, la scuola d’arte tedesca che, sebbene di breve durata, lanciò un intero movimento di design con un’estetica netta e funzionale tutta sua. Può essere allettante, esaminando quell’estetica che trova la bellezza nell’industria e l’industria nella bellezza, considerarla come un prodotto puramente del suo tempo e del suo luogo, in particolare un’Europa del XX secolo tra le guerre alla ricerca di modi per inventare il futuro. Ma come rivelato in Bauhaus World, il documentario in tre parti dell’emittente tedesca Deutsche Welle, l’eredità del Bauhaus sopravvive non solo nella reputazione dei suoi membri originali più noti: Walter Gropius, Paul Klee, László Moholy-Nagy e Josef Albers, tra gli altri – ma anche nei creativi attualmente attivi che continuano ad esserne ispirarati in ogni angolo della Terra.

“Che cosa hanno a che fare con il Bauhaus scale mobili a Medellín, lettere arabe ad Amman, mobili narrativi di Londra, agricoltura urbana a Detroit e un complesso vivente a Tokyo?” chiede il sito web di Deutsche Welle. Tutti attingono da “l’influenza che la filosofia del movimento Bauhaus esercita ancora sulla società globalizzata del 21° secolo”, un tempo che ha i suoi paralleli sociali con l’anno 1919.

Per illustrare questi parallelismi e la continua rilevanza degli insegnamenti del Bauhaus, “incontriamo architetti, urbanisti, designer e artisti di tutto il mondo che, nello spirito del Bauhaus, vogliono ripensare e cambiare il mondo”. Fedele al suo titolo, il viaggio del Bauhaus nel mondo coinvolge un’ampia varietà di paesi, e non solo europei: diversi segmenti delineano il lavoro dei designer influenzati dal Bauhaus ovunque dal Messico alla Giordania, dalla Colombia all’Israele, dagli Stati Uniti al Giappone.

È in Giappone, infatti, che la prima parte di Bauhaus World, “The Code”, trova i confini esterni della sua diffusione che ebbe inizio con l’esilio dei suoi membri dalla Germania nazista. La seconda parte, “The Effect”, affronta la duratura influenza che ha trasformato il Bauhaus e i suoi principi da movimento a brand, uno che ha potenzialmente fatto più della sua parte per renderci ossessionati dal design così come lo siamo diventati nel XXI secolo – un secolo che, la terza e ultima parte “The Utopia” considera, potrebbe o meno avere un posto per gli ideali originali del Bauhaus. Ma qualunque cosa Gropius, Klee, Moholy-Nagy, Albers e gli altri penserebbero di ciò che il Bauhaus che hanno creato è diventato negli ultimi cento anni, nei successivi cento anni sempre più designer – emergendo da una sempre più ampia varietà di società e tradizioni – verranno a vedersi come i suoi discendenti.

Proiezioni giovedì 21, venerdì 22, sabato 23

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